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S. Spirito a Majella

Roccamorice (PE)

Solo chi conosce bene la valle riesce ad intravedere a distanza la copertura di questo eremo. La parte bassa è costituita dalla chiesa, sagrestia ed abitazioni a due piani. Inferiormente vi è un piano formato da cinque piccoli vani scavati nella roccia, nucleo eremitico originario. Questa sezione è l’unica abitabile e si accosta alla parete rocciosa formando un corridoio lungo 90 m fino all’inizio della scala santa. La chiesa possiede un portico con colonne di ordine toscano semplice. Il portale di legno e la statua policroma di S. M. Arcangelo sono opera di Giuseppe di Bartolomeo di Roccamorice nel 1894, mentre la parte presbiteriale della chiesa con archi a sesto acuto e costoloni è la parte più antica. In origine vi erano due lapidi che ricordavano una la visione avuta da San Pietro Celestino il 29 Agosto 1248 (sulla dedicazione della chiesa) e l’altra la perdonanza elargita da Benedetto XIV. Sotto la chiesa troviamo l’eremo vero e proprio dove vi è presente la stanza del Crocefisso nella quale pregava Pietro da Morrone. Dalla visione dell’intorno si evince che la costruzione arrivava fino al piano terzo e si incontrano cisterne per captare le acque a monte e le piovane. Una statua di S. Antonio Abate scolpita nella roccia rappresenta una particolarità. E’ l’eremo più ricco di storia e tradizioni della Majella ed ha subito moltissime trasformazioni negli ultimi mille anni. La prima presenza nota fu quella di Papa Vittore III nel 1053.

L’antico codice che apparteneva al monastero di San Salvatore a Majella definiva in maniera chiara la destinazione eremitica della montagna già dai secoli precedenti l’anno Mille. Nella metà del XI secolo il Papa Vittore III dimorò con gli eremiti della Majella diversi mesi. Quando Pietro da Morrone giunse nel territorio non costruì nuovi beni ma ricostruì quelli abbandonati, ridotti in rovina. Il massiccio per la sua conformazione piena di valloni garantiva di rimanere nascosti senza essere isolati, continuando a mantenere una vita in comunione con la comunità monastica. Numerose in tale luogo furono le ondate di monaci meridionali.

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Gestione visite guidate a cura di COOPERATIVA RIPA ROSSA

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